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Atti del IX Convegno "Randevò a la Vila"

S. Sebastiano Da Po, 22 Maggio 2004


Pedaggi sul Po: merci in attraversamento a Sparvara e Cambiò a metà Settecento. Diritti dotali ed eredità nel luogo di Sale alessandrino

Francesco De Caria 1

Il territorio alessandrino posto sul Po fra Piemonte, Lombardia ed Emilia - zone di cui l’area linguistica risente, presentando un “intreccio” in particolare fra le parlate di Alessandria, di Pavia e del Piacentino - è interessante per più versi. Le alluvioni o gli spostamenti dell’alveo del grande fiume lasciavano il segno sul territorio; il fatto di essere zona di confine fa sì che il territorio risenta delle varie culture che qui s’incontrano, a diverso livello, da quella giuridica a quella gastronomica. Vi sono anche persistenze nella cultura materiale a vari livelli: il barcé lungo e affusolato con cui si navigava sul Po ricorda il phaselus di catulliana memoria...
Esamineremo qui in sintesi un documento della metà del Settecento, in cui si dà la Tariffa del pedagio di Sparvara e Cambiò, regione antichissima feudale e regalia della casa Sparvara.
Il territorio interessato dalla tariffa qui imposta va dal confine di Bassignana, alla Girola, a Molino de’ Torti, per transitare dall’una all’altra ripa del Po, oppure per attraversare il confine dato dai territori nominati posti al di qua e al di là del fiume e andando all’insù come all’ingiù, specifica il documento.


Il territorio e i diritti di pedaggio

Il diritto di imporre e riscuotere pedaggi deriva al conte Torquato Sparvara da un regio editto del 16 aprile del 1728. Torquato aveva un fratello, Ermes, che tuttavia era morto giovane; sua sposa fu Maria dei conti Beccaria, ma i due non ebbero figli. E la dinastia si estinse...Si delineano nel documento i territori sui quali egli può vantare diritto di esazione di pedaggio, essendo Sparvara e Cambiò feudo onorifico, nobile e gentile, antico paterno e avito... dai confini di Bassignana fino ai confini di Gallia da una parte; l’altro confine è il fiume Po. In questo territorio è compresa un’isola nuda in mezzo a due canali del Po nella quale esistono li fundamenti o sia le vestiggia... dell’antico Castello Sparogaria... corosa dal fiume Po. Il conte ha su questo territorio diritto di pedaggio, ha la giurisdizione del mero e misto impero con la facoltà di amministrare la Giustizia ed esigere imposte sull’imbottato di vino e grani.


I pedaggi e le merci

Da una lista di venticinque tipi di merce, è tratteggiata un’epoca che del resto va dal Medioevo all’Ottocento. Si parla infatti di vino, caponi, polastri e galline, contati a para, di dozzina d’ovi, selvatico grosso, quaglie, pernici, buttiro, formaggio, voci che consentono di evocare aspetti dell’arte culinaria, ma anche della nutrizione della zona; si citano bue, vacca, cavallo o cavalla, boricco, mulo, animale da mazza - la béstia da mòsa è l’animale destinato al macello in zone non troppo lontane - vitello o vitella, pecora ... caponi, polastri, gallina, contati a para. Si elencano materiali inerenti la vita quotidiana, la legna, da ardere, il fieno e la pastura, la stobbia.

Si citano prodotti dell’artigianato di lusso e i relativi materiali - la seta fillata, torta e tinta e il bindello di seta con oro e argento, gli allamari, calzetti di seta, contati a dozzina, - e prodotti comuni - calsetti di lana o di stame, tella di lino, canapa o stoppa... Fra le merci la galetta e la galetta busa, cioè i bozzoli: nella zona vi era una fiorente produzione di seta.

1 Francesco De Caria ha illustrato altri suoi studi e ricerche nelle precedenti edizioni del Randevò. Ricordiamo fra gli altri: La presenza di Vittorio Amedeo II fra Verrua e Chivasso nella guerra di Secessione spagnola; La “Società pastorale” settecentesca alla Regia mandria di Chivasso; Il periodo monferrino di S. Sebastiano nei documenti dell’A.S. di Torino; Culto di Santi a San Sebastiano; Tracce antiche nel territorio di S. Sebastiano e qualche considerazione sulle fonti della indagine storiografica locale.


Le parti del feudo

In un documento del 1695 si legge de La casa cioè la cucina ed altro luogo contiguo in Cambiò... e la cassina con sua ragione di corte. Vi è una vigna detta dell’Uslera, che in testa ha un campo, confinante con una strada vicinale, le tenute del Marchese Isimbardi, la proprietà di Tommaso Terzago la strada di pertinenza. Inoltre un campo in testa alla Gorgona compreso la Moronata, consorti da una la strada e dall’altra gli eredi Bartolomeo Milanoto. C’è la vigna della Pesata, con casa annessa, a sua volta provvista di corte, giardino, campetto.... C’è il campo dei Dossi del Cairo, confinante, anch’esso, con poderi dei Terzago e del marchese Isimbardi... Ci sono due filagni vicino alla Pasetta, consorti da una il capitolo di San Michele di Pavia, dall’altra Giuseppe da Zeme. Un Filagno detto la Contessa compreso fra la strada e proprietà di Domenico Bolco. Ci sono poi due squadre, cioè bocche di acqua tratte dal Po uno sopra Montirolo l’altra alla Gorgona. Un campo sotto il Chiericato, fra i poderi dei Terzaghi, la strada vicinale, la prevostura di Cambiò. Si cita anche Il bosco dell’Alluvione, cioè dei terreni alluvionali, come si cita il forno di Cambio, il forno di Sparvara... Ci sono poi utensili massaricii, i fitti di Garenzano, la metà del Pedaggio e dell’imbottato, cioè dei proventi dell’imposta sul vino e sugli altri prodotti trasportati in botti.


La dote di donna Costanza

Il 20 giugno 1721 il notaio roga lo strumento dotale di Donna Costanza Sparvara, figlia del fu signore conte Carlo e futura sposa del signor capitano (dell’esercito Sardo) Don Giuseppe de Boyl. Donna Costanza si dichiara liberamente erede del padre, dopo aver accertato che l’ereditò sia lucrosa, non autem damnosa. Essa è unica figlia ed erede della fu contessa Maria Maddalena, sposa del conte Carlo, quindi le spettano in aggiunta alla dote i beni dei genitori ...
Non è una grande eredità: anche i proventi del pedaggio non sono così alti, dal momento che la zona è rischiosa, esposta come è alle piene. Nel documento si parla di terre di riporto, di giare - anche oggi vi sono “i ghiaioni” - di isole di riporto quanto mai aleatorie, di rivazzi, altrettanto provvisori: il nostro documento aggiunge, infatti “come si troveranno al momento”.


Il testamento di Giuseppe de Boyl

Al 7 giugno 1751 risale il testamento del capitano Giuseppe de Boyl. Esecutori testamentari sono l’arciprete di san Calocero e il signor Maggi, cui affida il compito di seguire le Messe dette in suo onore, pagate coi profitti delle terre lasciate alla Chiesa.
A Costanza lascia il spoglio della sua casa, tutto quanto si ritroverà nella medesima dopo la sua morte, sì di mobili ed utensili a riserva di quanto resta da lui assegnato diversamente (...). Più (...) assegna tutte le terre testè da lui con proprio denaro acquistate sul territorio di Cambiò e altrove. Item le scorte di tutti i bestiami, semenze et attrazj massaricii alla riserva (=tranne) che lascia alla Compagnia del Suffragio di Cambiò una delle migliori vache che si ritroveranno alla cassina, a riserva di quattro vascelli 2 , due grandi e due piccoli portatigli in dote, con di più tutti li miglioramenti fatti... per accrescere la fabbrica della cassina ed altre spese (...) con che la sua consorte non possi altro pretendere nella sua eredità, o sia per contradote convenuta al tempo del matrimonio suo seguito, insomma per ogni altra evenienza per quali tutte ragioni ha tacitato e tacita la medesima nel sopra a di lei favore disposto.
Per il resto ha indicato come suo erede l’Anima sua, nel senso che l’Arciprete di San Calocero e don Maggi, in cambio di beni lasciati alla Chiesa dicano o facciano dire messe in suo suffragio.

2 Si tratta chiaramente delle botti di grande formato (vasséla ) nelle quali, ad esempio nel Nicese, si fa fermentare il mosto e nelle quali, una volta ripulite da quanto resta della fase di fermentazione, si conserva il vino, poi via via travasato in recipienti più piccoli, in botti, in damigiane; o trasportato nei barili o carratelli.

Il 27 ottobre del 1751 l’arciprete Previdi e Felice Maggi, gli esecutori testamentari del capitano Boyl attestano la sua volontà di cedere alla consorte il credito legato ai redditi del raccolto di frumento di 48 zecchini di Firenze dovuti da Stefano Montenaschi pristinaro di Pozzolo Formigaro e trenta doppie di Spagna dovute dal feudatario di Cambiò per carichi di meliga.
Nel testamento si dichiara la sposa padrona di tali crediti: essa ha dunque ampia licenza e libertà di agire contro i debitori...
Il 28 ottobre successivo abbiamo la fede del signor Giuseppe Previde Arciprete della parrocchiale di San Calocero nel borgo di Sale, Diocesi di Tortona, legalizzata Molina Provicarius generalis e sottoscritta Calvi Cancellarius episcopalis (...) da cui risulta esser morto il signor capitano Don Giuseppe De Boyl marito della signora Donna Costanza Sparvara li 21 suddetto ottobre nel detto Borgo di Sale.
Il 19 maggio 1752 Giuseppe Antonio Previde e Giacomo Maggi, esecutori testamentari, ratificano la loro dichiarazione.
Il tutto è sottoscritto da Giuseppe Buglioni, avvocato della dama Boyl, da Francesco Derossi, avvocato del conte, da Baralis procuratore della Boyl e da Chiorando, procuratore del conte di Sparvara.