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S. ALBERICO, LA MEDITAZIONE IN MEZZO ALLA NATURAL'Eremo di S. Alberico, seppure documentato dal 1049, la tradizione vuole sia stato fondato personalmente da S. Romualdo. Esso fu eretto accanto ad una fonte che lo stesso Santo fece scavare ad un abitante della zona e, che ancora oggi è ritenuta taumaturgica perché donò la guarigione ad un bue infermo fonte di ricchezza per la popolazione dell'epoca. L'Eremo fu costruito intorno all'anno 1000 nelle estreme propaggini appenniniche ad un'altitudine proibitiva per diffondere secondo le regole del tempo, la vita eremitica e le diverse comunità religiose e nel 1408 fu accorpato alla Congregazione Camaldolese. Di S. Alberico, nobile di famiglia toscana vissuto tra il V e il VI secolo, non esiste alcuna testimonianza documentaria e la sua figura ancora oggi rimane avvolta nella leggenda.
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DON QUINTINO SICURO E LA LEGGENDA DEL SANTO GUARITORENella custodia dell'eremo dall'800 ad oggi, si sono succeduti numerosi eremiti: del nostro secolo si ricorda don Quintino Sicuro morto nel 1968, per il quale è in corso un processo di beatificazione. Grazie a lui, infatti, si sono avute numerose opere di ristrutturazione che hanno reso S. Alberico uno dei più bei luoghi spirituali della regione. Tutti gli anni il 29 agosto, si festeggia la festa del Patrono guaritore dei disturbi all'ernia; inoltre all'interno dell'eremo è custodita una reliquia contenente la tibia del Santo, ritenuta taumaturgica per i dolori alle ossa e alla pancia. Di particolare interesse è il grande masso posto all'esterno del luogo santo, famoso per la guarigione dei dolori alla schiena. Curioso è il modo col quale i fedeli chiedono la guarigione: appoggiando sul masso di colore nerastro e di forma irregolare la parte malata rimangono in quella posizione fino al termine delle preghiere in onore del Santo, invocando così la liberazione dal male. Veduta dell'Eremo di S.Alberico |
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LA CELLA: UNO SCORCIO DELLA STORIA DI CAMALDOLIIl monastero della Cella (o di S. Giovanni "inter ambas paras", come era originariamente denominato), è documentato per la prima volta al tempo del pontificato di Gregorio VII (1073-85); nel 1408 insieme all'eremo di S. Alberico, fu aggregato a Camaldoli, sotto cui rimase fino al 1822, quando passò a privati. Al monastero vero e proprio era collegata una unità economica, amministrata da un cellerario. Nel 1885 il Granduca Leopoldo II visitando la zona montuosa, fece costruire per gli abitanti la via delle Scalette, che dalla Cella e dall'eremo conduceva a Borgo S. Sepolcro senza passare dall'ostile Stato Pontificio. Il monte della Cella oltre ad un luogo di rilevanza storico culturale è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e di maggiore interesse paesaggistico del territorio. Veduta strada delle scalette |
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