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Frati e Cavalieri
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I monaci camaldolesi: il cuore della città per 600 anni
Mancano testimonianze del primo medioevo: da una bolla di papa Adriano II sappiamo che già nel 872 a Bagno c'è una pieve dedicata a S.Maria, accanto a cui si autorizza la costruzione di un monastero benedettino. Attorno ad esso, dotato di vasti possedimenti, si svilupperà l'abitato di Bagno: dal 1299 vi si insediano i monaci camaldolesi che reggeranno l'Abbazia nullius di S. Maria di Bagno fino al 1808.
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Storie di castelli, d'armi e d'amore
Nella seconda metà del Xl secolo compaiono a Bagno i conti Guidi che per tre secoli rappresenteranno il potere civile nell'alta valle. Dovranno allearsi spesso con Firenze o guerreggiare con i consanguinei Conti Guidi del Casentino o con altri piccoli feudatari di montagna per difendere il loro feudo che, nel 1371, è formato da una ventina di castelli e borghi.
Una Novella di Boccaccio
Uno di questi feudatari era Lizio da Valbona, un castello posto poco lontano da Bagno, nella valle del Bidente di Pietrapazza: ricordato già da Dante (Purgatorio, XIV,97), è il padre brontolone ma arrendevole che asseconda i capricci della figlia Caterina in una gustosa e piccante novella che Boccaccio ambienta proprio a Valbona
(Decamerone, V, 4)
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Bagno di Romagna nel Trecento.
In quell'anno Bagno è uno dei centri più popolosi dell'Appennino tosco-romagnolo: una cinta di mura, con due porte e una torre, proteggono e racchiudono il borgo, con la chiesa, il potente convento ed il piccolo stabilimento termale. |
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S. Piero in Bagno, luogo di "mercato" fin dal medioevo
Ai piedi del loro castello di Corzano, che con una rocca imponente controllava la viabilità tra Romagna e Toscana, i conti Guidi istituirono fin dal Duecento un "mercatale" cioè un luogo di scambio e di mercato, attorno a cui si sviluppa il borgo di S. Piero in Bagno |
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La via romea: autostrada medievale dei pellegrini.
Per quella strada, oltre ai commerci, transitavano anche i pellegrini diretti a Roma: la "Via di Bagno" è infatti giudicata da "guide" duecentesche come la migliore per valicare l'Appennino. L'inglese Matteo Paris ed il monaco tedesco Alberto, abate dì Stade, consigliavano infatti al pellegrino, già giunto dal nord Europa a Bologna, di seguire la consolare Via Emilia - facendo mano a mano tappa nelle città che ne cadenzano il tragitto giornaliero - fino a Forlì. Qui, abbandonata la grande strada pubblica e la pianura, il devoto romeo doveva imboccare una via, già da tempo organizzata con hospitales e opportuni luoghi di sosta, che risaliva la valle del Bidente è giungeva a Bagno di Romagna nell'alta valle del Savio, da dove si varcava l'Appennino al Passo di Serra per dirigersi poi ad Arezzo e a Roma.
Ancora oggi la strada di Passo Serra è una suggestiva mulattiera, debitamente tabellata e segnalata, che permettere di seguire i passi faticosi del pellegrino medievale fin nell'alto Casentino.
Le tappe della romea
Il viaggio da Bologna ad Arezzo consigliato dal monaco tedesco Alberto nei suoi Annales Alberti Abbati Stadensi, con la distanza in leghe tra ogni tappa: "Sed puto quod melior sit via ad balneum sanctae Mariae sic: "Bolonia 13 Castellum santi Petri. 7 Emula 10 Feance, 10 Furlin. 2 San Martinen strate. 4 Meldola 10 Civitella 15 balneum sanctae Mariae (Bagno di Romagna) Alpes 15 leucarum. Champ. 8 Subean. 6 Aretium..." |
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La Storia
Le origini
Frati e Cavalieri
Sotto il segno di Firenze
Tempi Moderni
L'Arte
Una antica Basilica
Dipinti e sculture del Rinascimento toscano
Dipinti del Sei-Settecento fiorentino
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