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Qui proponiamo indicazioni, spunti e suggestioni che abbiamo ricavato percorrendo alcuni dei tanti itinerari possibili: sono cammini da gustare nell’immaginazione, nelle suggestioni della storia oltreché nella magia del paesaggio, e su cui aleggia uno “spirito” particolare che occorre saper cogliere.


Sui passi dei pellegrini, lungo la “Strada dell’Alpe di Serra”
(Bagno di Romagna - Passo Serra)
(Lunghezza: km 6,900.Tempo di percorrenza: 2-3 ore)
Un’autostrada medievale per pellegrini europei
La “Strada dell’Alpe di Serra”, che da Bagno sale sul versante a tramontano dell’Appennino e lo valica a Passo Serra, già nella seconda metà del Duecento era indicata ai pellegrini, in alcune “guide”, come la migliore per raggiungere Roma da Bologna.
“Partiam, partiam…”
Anche noi dunque, com’era abitudine dei pellegrini, affrontiamo il Passo nella stagione più propizia, cioè da primavera all’autunno inoltrato.
Lasciamo Bagno di Romagna percorrendo la SP 138 verso Verghereto, verso Sud cioè. Dopo 1 km superiamo sulla destra il bivio con la SS 71 che reca al Passo dei Mandrioli. Qui inizia anche la SP 137 che seguiamo per un centinaio di metri per poi, ad un ponte, imboccare sulla destra una sterrata che scende al nucleo delle Gualchiere, un insediamento paleoindustriale divenuto struttura ricettiva per il turismo verde.
Quando la gualchiera follava e il mulino era bianco.
Il mulino e la gualchiera, mossi dalle acque del fosso, sono documentati almeno dal 1545 quando la famiglia Balassini li ottenne in fitto perpetuo. Da allora ne sarà sempre proprietaria e, grazie alla sua intraprendenza, lo sviluppo di questo piccolissimo polo produttivo prosegue nei secoli: infatti oltre a mugnai e gualcherani, i Balassini saranno fornaciai, tintori, conciatori, impianteranno una segheria ad acqua, tesseranno lane e stoffe. Sulla casa è posto lo stemma della famiglia - un leone rampante con un balasso o pietra preziosa - simile a quello dei Conti Guidi di cui un Balassino era figlio bastardo.
La Cappella di Lorenzo Birbone
Seguendo i segni b/r, c’incamminiamo nella stretta valle lungo la mulattiera che scorre sulla mezza costa per poi scendere alla confluenza del Fosso del Chiuso con quello del Capanno su cui è gettato un ponte di pietra ad un sol arco: il Fosso delle Gualchiere che abbiamo risalito, nasce qui. Oltre il ponte c’è una celletta - tre muri con un tetto a lastre - documentata almeno dalla fine del Seicento quando è chiamata “Maestà di Lorenzo Birbone” e serviva come rifugio per chi si avventurava verso il Passo.
La carlina che allontana gli spiriti malvagi
La mulattiera, da qui, prende a salire per un costone ripido che è una lama di galestro, con rampate strette incise negli strati. La sostengono alcuni tratti di muretti e l’accompagna una vegetazione rigogliosa con qualche albero da frutto inselvatichito. Qua e là spunta la carlina e verdeggia sempre l’elleboro, mentre da Marzo a Luglio c’è la fioritura di arbusti e fiori (varie orchidee, il mughetto, l’aquilegia, il giglio martagone). Sempre e dovunque tracce inconfondibili di cervi, caprioli, cinghiali e - più in alto - del lupo.
La casa di Tarzan
Incontriamo al suo inizio un sentiero non segnato che s’inoltra sulla destra verso una gola e conduce alla ”Area Wilderness del Fosso del Capanno”, indicata da una tabella: istituita nel 1988, è la prima area italiana (760 ettari) ad essere designata tale perché si mantiene in uno stato selvaggio e preserva una situazione ambientale antica, dove la natura può evolversi senza condizionamenti umani
Continua...

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