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Sui passi dei pellegrini, lungo la “Strada dell’Alpe di Serra”
(Bagno di Romagna - Passo Serra)
(Lunghezza: km 6,900.Tempo di percorrenza: 2-3 ore)
Un Bignami di geologia
Mano a mano che la mulattiera sale, il panorama si apre: sulla destra, ci sono i tornanti della SS.71 che sale al Passo dei Mandrioli, intagliati nelle “Scalacce”, cioè in una parete che è un esempio eclatante delle grandiose stratificazioni di marna e arenaria che caratterizzano la geologia di questa zona.
L’uomo del monte se ne è andato
La mulattiera, per lunghi tratti selciata, continua inesorabile a salire e si placa solo quando giunge sull’ ampio pianoro di Nasseto. Un grande acero annuncia ciò che resta dei due edifici che componevano il podere Nasseto: abbandonato nel 1967, fino all’Ottocento fungeva anche da osteria, indice dell’alta frequentazione della strada. Un sentiero sterrato scende sulla destra in mezzo al pratone e reca in circa 600 metri ad una sorgente che serve anche per le mandrie in alpeggio.
Paesaggio virtuale e paesaggio reale
Rivolti al cammino che ancora ci attende, troviamo sulla destra una bacheca con la silhouette ed i nomi dei monti che abbiamo di fronte: Passo Serra è a quota 1048 tra il monte Zuccherodante (1224) e la Punta dell’Alpuccia (1268). All’intorno l’Appennino appare grandiosamente da ogni parte.
La mulattiera ora s’inoltra in uno splendido e antico viale d’aceri campestri, carpini e cerri che forma un lungo corridoio freschissimo; quando sbuchiamo di nuovo nel prato, abbiamo in faccia la forma trapezoidale di monte Zuccherodante che ci attende.
Sulla sinistra invece un sentiero scende verso il Fosso del Chiuso e poi risale un alto sprone di galestro su cui sorgeva il piccolo e imprendibile Castel dell’Alpe che controllava i traffici sul passo: ne rimangono alcuni ruderi, una volta crollata e tracce di un borghetto sul crinale vicino.
La foresta degli gnomi
La mulattiera transita poi, e quasi scompare, su una formazione di galestro friabile: è un tratto scivoloso da affrontare con molta attenzione. Indi è di nuovo una soda selciata nell’appressarsi alla faggeta che ricopre il fianco dello Zuccherodante: è la “Macchia dell’Alpe”, demanio comunale fin da XV secolo, una foresta magica, tra le più belle e sconosciute dell’Appennino, compresa nell’Area Wilderness. Sulla sinistra invece si stagliano le sagome curiose di tre cocuzzoli d’arenaria che danno al paesaggio un tono di fiaba.
“La morte del prete”
Dentro la faggeta, la mulattiera sale subito con infiniti tornanti che si fanno sempre più ripidi. E’ un mosaico di pietre, d’erba e ginestre quando attraversa luoghi che uno Stradario settecentesco chiama “La morte del prete” e “La femmina morta”, ricordando come questo tratto, un tempo, fosse estremamente pericoloso.
Ancora gli ultimi svolti secchi ed imperiosi della selciata e poi - all’improvviso - si è sul colmo di una selletta di pochi metri, racchiusa tra le pendici dello Zuccherodante e dell’Alpuccia. Siamo a Passo Serra: l’Alpe è varcata. Quassù c’è un silenzio assoluto e c’è il sole: ci togliamo lo zaino e ci godiamo la meta raggiunta.
Il cippo sul Passo
L’escursionista che è giunto fin qui senza sapere di essersi posto sulle orme dei pellegrini medievali diretti a Roma - ma anche a Camaldoli ed alla Verna, luoghi dello spirito e dell’anima -, trova un segno che ne ricorda i loro passi assidui ed antichi su questa strada della fede: un grande cippo di pietra con su inciso ”Qui, tra Romagna e Toscana, l'antica via dei romei che fin dal medioevo univa il nord Europa a Roma, varca ancora l'Alpe di Serra ”.
Omaggio all’ homo viator
E’ un simbolo dell’eterno cammino dell’uomo “viaggiatore” ma anche una rassicurante indicazione segnaletica - come ce n’erano tante per indicare al pellegrino la via giusta - rivolta a quanti giungono fin quassù ripercorrendo e dando continuità ad un itinerario che da parecchi decenni è “perduto” ma pur sempre disponibile in tratti d’inalterata bellezza che danno a questo viaggio il gusto dell’esplorazione naturalistica e dell’avventura.

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