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A piedi
NellAppennino profondo e segreto
(Balze - Bagno di Romagna)
(Lunghezza: 19 km circa. Tempo di percorrenza: 7-8 ore) |
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Avviso ai viandanti
Il tragitto è tutto segnato e non presenta difficoltà. Ma poiché il transito del bestiame ed il dilamare dei fossi hanno sconnesso la selciatura e reso il tracciato faticoso, consigliamo - soprattutto in autunno - di camminare di lato al sentiero o di procedere a vista, costeggiando la parete della Moia; questo vale anche per il tratto successivo - cui si giunge dopo una rada faggeta e 4 cancelli che occorre sempre richiudere - dove un vasto movimento franoso ha cancellato il sentiero.
Quando la faggeta si dirada, il panorama che si apre sulla destra è vastissimo; tra i faggi fanno invece capolino rari esemplari di tasso e agrifoglio e, allintorno, rosseggia la belladonna.
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Lacqua che non giunse mai a Cesena
Si sale ai margini di una piantata di faggi, frammista a conifere, castagni ed aceri, per poi scendere ad un fontanile. Un cadente muro a secco monta su per le pareti della Ripa della Moia: fu costruito negli anni Venti a difesa della zona appena rimboschita per migliorare il bacino imbrifero, ricco di sorgenti (Moia Alta, Moia Bassa, Radice, Mula, Altari), captate con enormi lavori con lintenzione - poi abbandonata - di convogliarle a Cesena. Poco più avanti incontriamo quella che era la Casa di guardia, di fronte ai resti di una cancellata che immetteva nel perimetro del bacino; mentre sulla sinistra cè un bottino di raccolta delle acque.
Una viottola in mezzo a pascoli ci porta celermente sulla SP 43 che collega Alfero al Monte Fumaiolo: occorre risalirla per un centinaio di metri per poi imboccare sulla destra la SP 93 che inizia poco prima del Ristorante La Straniera e porta a Verghereto.
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Un faggio di 250 anni protetto dalla Regione
Nel percorrere i 2 km di asfaltata verso il Passo della Biancarda, passando davanti al podere La Casetta non possiamo fare a meno di ammirare un bellissimo faggio, imponente per longevità (250 anni) ed altezza.
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Un mare di monti
Il fascino di questa pianta è esaltato dalla sua posizione. Dal pascolo in cui vive si può infatti ammirare un panorama splendido: di fronte abbiamo la Rupe della Moia e le faggete del Fumaiolo, più a destra la giogana che giunge fin oltre Campigna. La trama dei controcrinali che disegna questo squarcio di Appennino profondo, è spezzata dalla rupe della Testa del leone e dalla dorsale dolce del Còmero, su cui locchio si riposa per poi perdersi nel mare di poggi che declinano verso la Romagna.
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Cambio di passo
Al Passo della Biancarda (1226), una maestà sulla destra indica la strada forestale che dobbiamo imboccare. Scorrendo sul crinale verso il monte Còmero, si sale gradatamente spostando mano a mano la prospettiva su un paesaggio che è più domestico perché abitato e lavorato. Fa impressione vedere il grano qui a 1000 metri; da maggio a settembre cè sempre odore di fieno e mandrie nei pascoli.
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Amori silvestri di Gabriele DAnnunzio
Seguiamo la sterrata fino ad incrociare una mulattiera: prendendola a sinistra in un quarto dora si è al Casale, che ebbe il suo momento di celebrità poco dopo la Grande Guerra quando vi soggiornò più volte Gabriele DAnnunzio: per il Vate e la contessa Mancini Giorgi - amante di turno e proprietaria della tenuta - simbandivano tavole sotto i faggi che ancora ombreggiano il luogo.
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Sotto la Testa del leone
La mulattiera scende gradatamente. Sulla destra giganteggia la Testa del leone con le striature imponenti di marna e arenaria, visibile da tutta lalta Valle Savio. Dopo 300 metri, ad un bivio, prendiamo a sinistra seguendo i segni b/r della Val di Bagno Trek verso il podere La Croce che già si vede.
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Dove S. Romualdo fu bastonato
La Croce è il podere più alto dellAppennino romagnolo (1073 mt.), abitato fin dai primi del Settecento dalla famiglia Mascheri che ancora lo lavora. Ha accanto un piccolo oratorio dedicato a S. Romualdo ove fino a pochi decenni fa si celebrava un rito singolare: il prete toccava con una verga le spalle dei fedeli per ricordare le bastonate che i frati di Verghereto inflissero al santo quando lo cacciarono dal monastero.
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Il posto delle fragole
Da La Croce i segni b/r ci conducono su una sterrata che saddentra in un bosco rigoglioso e giunge a Le Bruschete, una casa per ferie ricavata da un vecchio podere; poi su un sentiero che scende per ampi campi dischiudendo la visione sulla giogana dAppennino e sul crinale secondario che se ne distacca e giunge fin verso Monte Piano, conformando il lato sinistro dellalta Val Savio.
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Verso Bagno infine
Si attraversano galestri e cerreti per giungere sul poggio detto Pian delle Riti. Qui abbandoniamo il tratto del Grande Anello della Val di Bagno Trek per seguire un sentiero - parimenti segnato - che se ne distacca e, scendendo per Poggio Vitine tra pratoni e cedui, in circa 3 km ci porta velocemente ad una grande antenna: Bagno è li sotto e lo raggiungiamo con una larga sterrata che sbuca di lato alla Roccaccia, posta sopra lo stabilimento termale Euroterme.
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