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Percorsi nella natura
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A piedi
Un cammino nella memoria: la Mulattiera comunale di Pietrapazza
(Bagno-Ridracoli)
(Lunghezza: km. 18,400. Tempo di percorrenza: ore 7-8).
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Nelle valli del silenzio
La lunga "Mulattiera comunale di Pietrapazza" che da Bagno di Romagna giunge fino a Ridracoli, può diventare anche un cammino nel lungo passato che è dietro di noi.
In parte ben conservata, attraversa le alte valli dei Bidenti, cioè una zona ben determinata e particolare, un mondo appartato che l'uomo ha reso domestico con secoli di fatica e vissuto intensamente fino agli anni Sessanta e poi completamente abbandonato: la mulattiera saddentra dunque anche nella trama delle vicende storiche ed ambientali che hanno plasmato questa parte di territorio. Un cippo appena fuori Bagno di Romagna, posto negli anni Cinquanta, ne segna l'inizio.
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Il Barco, a 789, è crollato
Dai 492 metri di Bagno, in 4,300 km saliamo fino ai 1030 metri di Monte Càrpano, seguendo sulla mezza costa il corso del torrente Volanello. Sostenuta spesso da muretti, la mulattiera attraversa vecchi coltivi che il bosco sta riconquistando, e giunge fin sulluscio di Barco, Casanova e Prati, poderi abbandonati da pochi decenni e già ruderi, che dominano l'angusta valle che stiamo risalendo.
Con un ultimo balzo si valica il Passo di Monte Càrpano sfociando su una pista forestale che corre sul crinale: dalla SS 71 di Passo Mandrioli, alla nostra sinistra, scende con infinite giravolte fino a Pietrapazza.
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Il cippo sul passo canta una canzone del Banco
Quassù è collocato un grande cippo d'arenaria - posto durante la realizzazione della "Val di Bagno Trek" - con su incisa una frase, tratta da una canzone del Banco del Mutuo Soccorso ("Da qui, messere, si domina la valle: ciò che si vede é ! Ma se l'imago è scarna, scendiamo a rimirarla da più in basso"), che invita a soffermarsi sullo stupendo panorama.
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Scendendo alla chiesa del Prete pazzo
La discesa verso Pietrapazza, ove valle e fiume nascono e si conformano, è facile. Seguendo sulla destra la sterrata per 500 metri, poco sotto Ca Riodolmo, imbocchiamo di nuovo la mulattiera che ora scorre sul galestro e taglia in diagonale il versante declinando verso un torrente.
Il silenzio è l'elemento qualificante di questo paesaggio, come la vegetazione ed i segni dell'uomo all'intorno: terrazzamenti, prode, ruderi di poderi (Riodolmo, Ca' San Giavolo, Cialdella, Rignone, Abetaccia) insediati su poggi aspri.
La maestà della Casaccia, che incontriamo poco oltre, è semplice e splendida, compatta e solida come la gente che abitava qua attorno e l' ha costruita per devozione nel 1858.
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Cè solo il rumore dei ricordi
Sbucando da un bosco, un ponticello di pietra conduce nel sagrato di S. Eufemia di Pietrapazza. La bella chiesa è accanto ad una linda canonica e l'ordine delle cose sembra attendere il ritorno degli uomini dai campi: si percepisce invece quell'atmosfera particolare, quel silenzio che comunica un luogo abbandonato.
Qui attorno infatti da decenni non abita più nessuno: negli anni Cinquanta e Sessanta il popolo di Pietrapazza, se ne andò tutto insieme, lasciando vuota la valle e la chiesa, ricostruita da poco (1938).
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Pietrapazza è un'immagine classica dell'abbandono delle terre alte dell'Appennino, un luogo minimo - la chiesa, il cimitero dietro la collina, il ponte di pietra, il crocchio pericolante di Ca dei Conti, il piccolo e cadente Mulino Milanesi - con ancora il fascino della memoria.
Non prendiamo la pista forestale che discende la valle, stretta e austera, e conduce a Poggio alla lastra, ma imbocchiamo sulla sinistra un altro ponte sul Bidente: il manufatto, costruito nel 1899 da Maurizio Milanesi, abile costruttore del luogo, è posto davanti da un piccolo cimitero, che consola vedere ancora racchiuso da un giro di mura.
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| Continua... |
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