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Percorsi nella natura
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A piedi
Un cammino nella memoria: la Mulattiera comunale di Pietrapazza
(Bagno-Ridracoli)
(Lunghezza: km. 18,400. Tempo di percorrenza: ore 7-8).
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La Siepe dellorso
Una salita senza tregua ci porta dai 601 metri di Pietrapazza ai 1004 di Siepe dell'Orso: la mulattiera, in certi tratti selciata, incisa sugli strati scagliosi del versante, passa davanti ai ruderi di Rignone e poi di Abetaccia che è quasi a ridosso della cresta che serra la valle che stiamo risalendo e la separano da quella di Ridracoli; poi si fa più ripida e negli ultimi tornanti, mano a mano, offre allo sguardo la mole imponente di Siepe dell'Orso.
I due grossi fabbricati, documentati fin dal XV secolo e recentemente recuperati, sono posti quasi alla sommità del crinale dove lo sguardo può spaziare sull'Appennino tosco-romagnolo: verso le faggete di Cima Termine o la densa Foresta della Lama, verso il biancore dei macigni del Fumaiolo, o - più vicino - verso l'onda del crinale che corre da Monte Piano al dente di Monte Castelluccio e si placa nelle forme morbide di Monte Piano.
Ci dirigiamo verso la piccola casa del Paretaio, al centro di vasti palestri, per poi sbucare su una pista che proviene dalla Foresta della Lama e che imbocchiamo verso destra.
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Appunti di paesaggio
Se la strada corre netta sulla cresta tra le due valli, lo spazio - bellissimo - che attraversa e prende forma nell'occhio è invece indefinibile, quasi magico, incerto tra letteratura e paesaggio da indurre a rallentare il passo; e la prospettiva su foreste secolari alternate al respiro di pascoli e coltivi, a insediamenti abbandonati, a tracce di animali selvaggi, è mutevole e complessa quanto il rapporto dell'uomo con l'ambiente circostante: l'uno e l'altro plasmatisi a vicenda e poi levigati da tempo e storia.
Si oltrepassa la deviazione che sulla sinistra porta a Romiceto, ed in poco più di 3 km giungiamo al nucleo di Casanova dell'Alpe (971): una chiesetta col campanile a vela, il cimitero, la scuola e tre case piantate sul crinale ai lati della pista. Anche qui silenzio profondo e nessuno intorno.
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Casanova dellAlpe
Un cippo indica "Mulattiera di Pietrapazza", cioè la strada di controcrinale che stiamo percorrendo, mentre sull'angolo della chiesa di S. Maria del Carmine sono riportati due ragguagli chilometrici: l'uno - "Km 12,358" - indica la distanza che abbiamo colmato da Bagno; l'altro - "Km 5,933" - invece il tratto che ci separa ancora da Ridracoli.
Seguitando sulla pista, in corrispondenza di una sbarra deviamo a sinistra e seguiamo il tratto sterrato fino ad una nuova deviazione sulla destra - indicata da una freccia - che ci riporta sulla nostra mulattiera. Siamo poco lontano dalla cima di Monte Cerviaia, nel versante che declina verso Ridracoli, e la mulattiera, per lunghi tratti selciata, prende a scendere con molte curve lungo la costa fitta di vegetazione.
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Verso Ridracoli
Guadato un ramo del Fosso dei Tagli, aggiriamo l'antico podere di Campo dei peri (801), una casa con resedio documentata già nel XV secolo, circondata dalla costa incombente; poi la selciata corre verso Farniole di sopra (768) insediata in un ampio pendio: su un concio di una finestra è indicato il "Km 3,735" relativo alla distanza da Ridracoli. La costruzione ha un 'eleganza che nasce dalla semplicità delle cose e, dopo anni di abbandono, è stata recentemente recuperata.
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Un grande specchio del tempo
L'edera e la vegetazione invece avvolgono Farniole di sotto (738) e Tagli (666) cui si giunge velocemente scendendo di quota, mentre appare già il grande invaso artificiale di Ridracoli insinuato tra i crinali contorti che si sprigionano a ventaglio dalla giogaia verdissima dell'Appennino che chiude la vista: il passato si rispecchia nelle acque profonde del presente.
Dopo Caselle, posto di fronte all'alta parete grigia della Diga, si è sul poggio ove era insediato l'antico castello di Ridracoli: la mulattiera selciata riscende dall'alto il Bidente di Ridracoli e termina accanto alla dismessa parrocchiale di S. Martino. Qui l'abbandono è meno evidente e vi giungono asfaltate e turisti.
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Il Principe, il Triumviro, il Tribuno
Palazzo Giovanetti, una vecchia casa padronale che ospitò Leopoldo II, Aurelio Saffi e Antonio Fratti, è ora uno splendido albergo. Vederlo là su una poggiata - incorniciato da cipressi e abeti, con un piccolo oratorio a lato duna mulattiera selciata che scende fino al ponte sul Bidente di Ridracoli, tra il mulino e l' ''Osteria del Terrore" - è un'immagine evocativa di grande suggestione: un altro luogo minimo della memoria comune, che qui dura anche nel nuovo; passato e presente cuciti assieme, senza smagliature.
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