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Risalendo la valle si nota che la vegetazione cambia e si diversifica in fasce, e che anche il clima si fa via via più fresco (la temperatura infatti si abbassa, in media, di circa 0,6°C. ogni 100 metri di dislivello).
La continua variazione di temperatura e di clima determina la divisione della montagna in fasce bioclimatiche che, unite alla tipologia del suolo ed al grado di umidità, influenzano la costituzione delle comunità vegetali e animali.
Allinterno del territorio del comune di Bagno di Romagna, dal Lago di Quarto (315 m) fino al crinale di Poggio Scali (1520 m ), il dislivello è di circa 1200 m, ed in questo ambito si distribuiscono diverse comunità vegetali:
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Il bosco in umido.
Osservabile sia presso il lago di Quarto, sia nei pressi della Lama, la fascia è caratterizzata dallontano nero (Alnus glutinosa), specie tipica di ambienti collinari umidi, il cui nome scientifico deriva dal celticoAlhan, che significa vicino allacqua. Un grazioso uccello, il lucherino, durante le migrazioni, si ferma per nutrirsi dei semi contenuti nelle sue particolari pignette. Vi sono presenti pure lontano bianco e lontano napoletano, ma sincontrano anche salici, pioppi e, risalendo il versante delle colline, noccioli, carpini e ornielli.
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A qualcuno piace caldo.
Intorno ai 500-700 m. di altitudine incontriamo la vegetazione che ama ambienti caldi, i versanti a bassa quota esposti a sud: la componente erbacea è costituita dal brachipodio, a cui si uniscono la roverella, il cerro e il carpino nero; mentre il sottobosco è dominato dal citiso e dalla ginestra.
Questo tipo di boschi - diffusi dalla Lama e da Strabatenza fin verso lEremo Nuovo e la Bertesca - è il regno indiscusso del cinghiale, del capriolo e del daino che vi trovano condizioni ideali. Non è raro, lungo un sentiero, imbattersi in uno dei bei aculei che ha perduto listrice, un animale importato in Italia in epoca romana per banchettare con la sua prelibata carne, ed oggi sempre più presente nelle campagne.
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Foreste miste.
Questo tipo di foresta, caratterizzata da una notevole ricchezza di alberi a foglia caduca (quercia, tiglio, acero, carpino, maggiociondolo, olmo montano, pero e melo selvatici), abbraccia una fascia che va da una quota di 600 a circa 900 metri. In particolare si rinviene in tutta la zona della Lama, cioè allinterno del Parco Nazionale delle Foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna, e nelle pendici del monte Còmero nella zona di Acquapartita e Selvapiana dove anche sincontrano estese macchie a castagno e di varie conifere, segno del passaggio delluomo.
In queste foreste prosperano i grandi ungulati, quali cervi, caprioli, daini, lonnipresente cinghiale e lelusivo lupo.
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Le colonne del Cielo
Nella fascia altitudinale compresa tra e 900 ed i 1300 metri di quota, vegetano rigogliose le foreste miste di abete bianco e faggio; ma vi si possono incontrare anche aceri montani, tasso, agrifoglio. In tale ambito vi sono lembi di vegetazione tra i più rigogliosi e suggestivi, ove abeti e faggi raggiungono i 40 metri daltezza, e con la loro maestosità paiono sorreggere la volta celeste.
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I giganti della montagna
La Regione Emilia-Romagna con la Legge 2/77 tutela alberi secolari e di particolare pregio, e quindi anche alcuni giganti secolari - non tutti - presenti nel territorio di Bagno di Romagna, come la Quercia del Poggetto, la Quercia di case Bruciate e la Roverella di Vessa alte fino 25 metri ed che hanno raggiunto la veneranda età di 300 anni; o il Castagno di Poggio alla Lastra e quelli di S. Catale che da tre secoli producono ancora ottimi frutti.
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Il regno di Re Faggio
In Appennino il faggio è oramai divenuto, a buon diritto, sinonimo di vegetazione forestale montana e colonizza i versanti freschi fino a oltre i 1700 e raggiunge i più alti crinali.
Pianta alquanto asociale, il faggio compone associazioni forestali dove è nettamente dominante, relegando il povero sottobosco a minute radure: crea così un ambiente luminoso e suggestivo simile a quello di una cattedrale gotica.
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